Archive for the ‘Biblia’ category

Admiro el "Jesús" de Ratzinger (Card. Martini)

mayo 24, 2007
Cercherò di rispondere a cinque domande: 1. Chi è l’autore di questo libro? 2. Qual è l’argomento di cui parla? 3. Quali sono le sue fonti? 4. Qual è il suo metodo? 5. Che giudizio dare sul libro nel suo insieme?


Continúa…
1. L’autore di questo libro è Joseph Ratzinger, che è stato professore di teologia cattolica in varie Università tedesche a partire dagli anni Cinquanta e, in questa veste, ha seguito l’evolversi e le diverse vicissitudini della ricerca storica su Gesù; ricerca che si è sviluppata anche presso i cattolici nella seconda metà del secolo scorso. L’autore ora è Vescovo di Roma e Papa con il nome di Benedetto XVI. Qui si pone già una possibile questione: è il libro di un professore tedesco e di un cristiano convinto, oppure è il libro di un Papa, con il conseguente rilievo del suo magistero? In verità, per quanto riguarda l’essenziale della domanda, è l’autore stesso nella prefazione a rispondere con franchezza: «Non ho bisogno di dire espressamente che questo libro non è in alcun modo un atto magisteriale, ma è unicamente espressione della mia ricerca personale del “volto del Signore”. Perciò, ciascuno è libero di contraddirmi. Chiedo soltanto alle lettrici e ai lettori di farmi credito della benevolenza senza la quale non c’è comprensione possibile» (p.19). Siamo pronti a fare questo credito di benevolenza, ma pensiamo che non sarà facile per un cattolico contraddire ciò che è scritto in questo libro. Comunque, tenterò di considerarlo con uno spirito di libertà. Tanto più che l’autore non è esegeta, ma teologo, e sebbene si muova agilmente nella letteratura esegetica del suo tempo, non ha fatto studi di prima mano per esempio sul testo critico del Nuovo Testamento. Infatti, non cita quasi mai le possibili varianti dei testi, né entra nel dibattito circa il valore dei manoscritti, accettando su questo punto le conclusioni che la maggior parte degli esegeti ritengono valide.

2. Di cosa parla? Il libro ha come titolo Gesù di Nazaret. Penso che il vero titolo dovrebbe essere Gesù di Nazaret ieri e oggi. E questo perché l’autore passa con facilità dalla considerazione dei fatti che riguardano Gesù all’importanza di quest’ultimo per i secoli seguenti e per la nostra Chiesa. Il libro è pieno di allusioni a problematiche contemporanee. Per esempio, parlando della tentazione nella quale dal demonio viene offerto a Gesù il dominio del mondo, egli afferma che il «suo vero contenuto diventa visibile quando constatiamo che, nella storia, essa prende continuamente una forma nuova. L’Impero cristiano ha cercato molto presto di trasformare la fede in un fattore politico per l’unità dell’Impero… La debolezza della fede, la debolezza terrena di Gesù Cristo doveva essere sostenuta dal potere politico e militare. Nel corso dei secoli questa tentazione—assicurare la fede mediante il potere—si è ripresentata continuamente» (p. 59). Questo genere di considerazioni sulla storia successiva a Gesù e sull’attualità, conferiscono al libro un’ampiezza e un sapore che altri libri su Gesù, in genere più preoccupati dalla discussione meticolosa dei soli eventi della sua vita, non hanno. L’autore dà anche volentieri parola ai Padri della Chiesa e ai teologi antichi. Per esempio, per quanto concerne la parola greca epiousios, egli cita Origene, il quale dice che, nella lingua greca, «questo termine non esiste in altri testi e che è stato creato dagli Evangelisti» (p. 177). Circa l’interpretazione della domanda del Padre Nostro «E non indurci in tentazione», egli richiama l’interpretazione di San Cipriano e precisa: «Così dobbiamo riporre nelle mani di Dio i nostri timori, le nostre speranze, le nostre risoluzioni, poiché il demonio non può tentarci se Dio non gliene dà il potere» (p. 187). Quanto alla storia di Gesù, il libro è incompleto, perché considera solo gli eventi che vanno dal Battesimo alla Trasfigurazione. Il resto sarà materia di un secondo volume. In questo primo volume sono trattati il Battesimo, le tentazioni, i discorsi, i discepoli, le grandi immagini di San Giovanni, la professione di fede di Pietro e la Trasfigurazione, con una conclusione sulle affermazioni di Gesù su se stesso. L’autore parte spesso da un testo o da un evento della vita di Gesù per interrogarsi sul suo significato per le generazioni future e per la nostra generazione. In questo modo il libro diventa una meditazione sulla figura storica di Gesù e sulle conseguenze del suo avvento per il tempo presente. Egli mostra che, senza la realtà di Gesù, fatta di carne e di sangue, «il cristianesimo diviene una semplice dottrina, un semplice moralismo e una questione dell’intelletto, ma gli mancano la carne e il sangue» (p. 270). L’autore si preoccupa molto di ancorare la fede cristiana alle sue radici ebraiche. Gesù, ci dice Mosè, «è il profeta pari a me che Dio susciterà… a lui darete ascolto» (Deuteronomio, 18,15) (p. 22). Ora, Mosé aveva incontrato il Signore.EIsraele può sperare in un nuovo Mosè, che incontrerà Dio come un amico incontra il proprio amico,ma al quale non sarà detto, come a Mosè, «Tu non potrai vedere il mio volto» (Esodo, 33,20). Gli sarà dato di «vedere realmente e direttamente il volto di Dio e di potere così parlare a partire da questa visione» (p. 25). E’ quel che dice il prologo del Vangelo di Giovanni: «Dio, nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato» (Giovanni 1,18). «E’ qui il punto a partire dal quale è possibile comprendere la figura di Gesù» (p. 26). E’ in questo reciproco intrecciarsi di conoscenze storiche e di conoscenze di fede, dove ognuno di questi approcci mantiene la propria dignità e la propria libertà, senza mescolanza e senza confusione, che si riconosce il metodo proprio dell’autore, di cui parleremo più avanti.

3. Quali sono le sue fonti? L’autore non ne tratta direttamente, come spesso avviene in diverse opere dello stesso genere. Forse ne parlerà all’inizio del secondo volume, prima di affrontare i Vangeli dell’infanzia di Gesù. Ma si vede con chiarezza che egli segue da vicino il testo dei quattro Vangeli e gli scritti canonici del Nuovo Testamento. Egli propone anche una lunga discussione sul valore storico del Vangelo di Giovanni, respingendo l’interpretazione di Rudolf Bultmann, accettando in parte quella di Martin Hengel e criticando anche quella di alcuni autori cattolici, per poi esporre una propria sintesi, vicina alla tesi di Hengel, sebbene con un equilibrio e un ordine diversi. La conclusione è che il quarto Vangelo «non fornisce semplicemente una sorta di trascrizione stenografica delle parole e delle attività di Gesù, ma, in virtù della comprensione nata dal ricordo, ci accompagna, al di là dell’aspetto esteriore, fin nella profondità delle parole e degli eventi; in quella profondità che viene da Dio e che conduce verso Dio» (p. 261). Penso che non tutti si riconosceranno nella sua descrizione dell’autore del quarto Vangelo quando egli dice: «Lo stato attuale della ricerca ci consente perfettamente di vedere in Giovanni, il figlio di Zebedeo, il testimone che risponde con solennità della propria testimonianza oculare identificandosi anche come il vero autore del Vangelo» (p.252).

4. Tutto questo rivela con chiarezza il metodo dell’opera. Si oppone fermamente a quello che recentemente è stato chiamato, in particolare nelle opere del mondoanglosassone americano, «l’imperialismo del metodo storico-critico». Egli riconosce che tale metodo è importante, tuttavia corre il rischio di frantumare il testo come sezionandolo, rendendo così incomprensibili i fatti ai quali il testo si riferisce. Egli piuttosto si propone di leggere i vari testi rapportandoli all’insieme della Scrittura. In questo modo, si scopre «che esiste una direzione in tale insieme, che il Vecchio e ilNuovo Testamento non possono essere dissociati. Certo, l’ermeneutica cristologica, che vede in Gesù Cristo la chiave dell’insieme e, partendo da lui, comprende la Bibbia come un’unità, presuppone un atto di fede, e non può derivare dal puro metodo storico. Ma questo atto di fede è intrinsecamente portatore di ragione, di una ragione storica: permette di vedere l’unità interna della Scrittura e, attraverso questa, di acquisire una comprensione nuova delle diverse fasi del suo percorso, senza togliere ad esse la loro originalità storica» (p. 14). Ho fatto questa lunga citazione per mostrare come, nel pensiero dell’autore, ragione e fede siano implicate e «reciprocamente intrecciate», ciascuna con i suoi diritti e il proprio statuto, senza confusione né cattiva intenzione dell’una verso l’altra. Egli rifiuta la contrapposizione tra fede e storia, convinto che il Gesù dei Vangeli sia una figura storica e che la fede della Chiesa non possa fare a meno di una certa base storica. Ciò significa, in pratica, che l’autore, come dice egli stesso a pagina 17, «ha fiducia nei Vangeli», pur integrando quanto l’esegesi moderna ci dice. E da tutto questo scaturisce un Gesù reale, un «Gesù storico» nel senso proprio del termine. La sua figura «è molto più logica e storicamente comprensibile delle ricostruzioni con le quali ci siamo dovuti confrontare negli ultimi decenni» (p. 17). L’autore è convinto che «è soltanto se qualcosa di straordinario si è verificato, se la figura e le parole di Gesù hanno superato radicalmente tutte le speranze e tutte le attese dell’epoca che si spiega la sua crocifissione e la sua efficacia», e questo alla fine porta i suoi discepoli a riconoscergli il nome che il profeta Isaia e tutta la tradizione biblica avevano riservato solo a Dio (cf. pp.17-18). Applicando questo metodo alla lettura delle parole e dei discorsi di Gesù, che comprende parecchi capitoli del libro, l’autore rivela di essere persuaso «che il tema più profondo della predicazione di Gesù era il suo proprio mistero, il mistero del Figlio, nel quale Dio è presente e nel quale egli adempie la sua parola» (p. 212). Questo è vero per il Sermone della montagna in particolare, a cui sono dedicati due capitoli, per il messaggio delle parabole e per le altre grandi parole di Gesù. Come dice l’autore affrontando la questione giovannea, cioè il valore storico del Vangelo di Giovanni e soprattutto delle parole che egli fa dire a Gesù, così diverse dai Vangeli sinottici, il mistero dell’unione di Gesù con il Padre è sempre presente e determina l’insieme, pur restando nascosto sotto la sua umanità (cf. p. 245). In conclusione, bisogna «che noi leggiamo la Bibbia, e in particolare i Vangeli come unità e totalità —come richiesto dalla natura stessa della parola scritta di Dio — che, in tutti i suoi strati storici, è l’espressione di un messaggio intrinsecamente coerente» (p. 215).

5. Se tale è il metodo di lettura dell’autore, cosa dobbiamo pensare della riuscita globale dell’opera, al di là del numero di copie vendute nel mondo intero, che tutto sommato non è un indice particolarmente significativo del valore del libro? L’autore confessa che questo libro «è il risultato di un lungo cammino interiore» (p. 19). Se pure ha cominciato a lavorarvi durante l’estate 2003, il libro è tuttavia il frutto maturo di una meditazione e di uno studio che hanno occupato un’intera vita. Ne ha tratto la conseguenza che «Gesù non è un mito, che è un uomo di carne e di sangue, una presenza tutta reale nella storia. Noi possiamo seguire le strade che ha preso. Possiamo udire le sue parole grazie ai testimoni. E’ morto ed è risuscitato ». Questa opera è quindi una grande e ardente testimonianza su Gesù di Nazareth e sul suo significato per la storia dell’umanità e per la percezione della vera figura di Dio. E’ sempre confortante leggere testimonianze come questa. A mio avviso, il libro è bellissimo, si legge con una certa facilità e ci fa capire meglio Gesù Figlio di Dio e al tempo stesso la grande fede dell’autore. Ma esso non si limita al solo dato intellettuale. Ci indica la via dell’amore di Dio e del prossimo, come quando spiega la parabola del buon Samaritano: «Ci accorgiamo che tutti noi abbiamo bisogno dell’amore salvifico che Dio ci dona, al fine di essere anche noi capaci di amare, e che abbiamo bisogno di Dio, che si fa nostro prossimo, per riuscire ad essere il prossimo di tutti gli altri» (p. 226). Pensavo anch’io, verso la fine della mia vita, di scrivere un libro su Gesù come conclusione dei lavori che ho svolto sui testi del Nuovo Testamento. Ora, mi sembra che questa opera di Joseph Ratzinger corrisponda ai miei desideri e alle mie attese, e sono molto contento che lo abbia scritto. Auguro a molti la gioia che ho provato io nel leggerlo.

(traduzione dal francese di Daniela Maggioni)
Carlo Maria Martini
Il Corriere de la Sera (24 maggio 2007)

Nueva versión bíblica: La Biblia en sus tradiciones

mayo 1, 2007

Dejo aquí un link en el que se explica un nuevo proyecto de publicación de la Biblia hecha por la École Biblique de Jerusalén. Está en inglés y en francés. Traduzco y resumo las razones e intenciones de este nuevo y apasionante proyecto.

¿Qué se intenta hacer?
La École Biblique tiene una larga tradición (que empieza en los últimos años 40) de publicar ediciones de la Biblia para lectores más o menos especialistas en ciencias bíblicas. Prueba de ello es la Biblia de Jerusalén, que marcó un nuevo estilo de edición, presentando el texto junto con notas, que aclaran el sentido literal y ayudan al comentario. Pero esta nueva edición no será una simple revisión de la Biblia de Jerusalén. La idea es hacer posible al lector el leer los textos bíblicos a través de la historia de su recepción. Por esta razón, cada página ofrecerá tres tipos de notas:

1.- Texto: que incluirá todas las notas que tienen que ver con la descripción lingüística y literaria del texto, desde puntos de crítica textual hasta observaciones más literarias.
2.- Contextos: que agrupará notas sobre arqueología, historia, geografía; realia o textos del mundo y las culturas antiguas, relevantes para la producción de un texto bíblico.
3.- Recepción: que será la zona más amplia de notas. Intentará proveer las lecturas más importantes de los textos a lo largo de la historia, empezando por el eco intertextual en textos paralelos (en la Biblia Canónica, en la tradición judía o en las obras apócrifas), y continuará con algunas de las lecturas más importantes, incluyendo los Padres de la Iglesia, teólogos medievales u ortodoxos, sirios y otros escritores orientales y reformadores protestantes.
4.- La esquina superior izquierda de cada página presentará la lectura propuesta por los exegetas encargados del libro, siendo el resultado de todas las notas precedentes.
Se esperan dos formas de publicación, una en papel, y otra on-line. La segunda, claro está, será más manejable. Pero, este proyecto, comenzado en 2003, no verá la luz por lo menos en 10 años. Esperamos ansiosos el resultado de tanto trabajo.

Mucha más información en los links más arriba.

La Palabra de Dios en la vida y misión de la Iglesia

abril 29, 2007
Colgamos los «Lineamenta» para la próxima asamblea general del Sínodo de los Obispos que se celebrará en el 2008. Recordamos que es el primer paso de los preparativos sobre el que se realizará el «instrumentum laboris» que será el documento final de trabajo en el Sínodo. Por eso, se acompaña de los cuestionarios para los distintos organismos eclesiales que enriquecerán, matizarán o corregirán la versión final antes de la Asamblea. Fuente: Zenit

(Si pinchas el último icono [arriba-derecha] te saldrá el documento en otra pestaña más grande)

H. de Lubac: El cristianismo, religión del Verbo "abreviado"

abril 17, 2007
Tomado de Exégesis Medieval. Los cuatro sentidos de la Escritura (vol. III)

En Jesucristo, que era su fin, la antigua Ley encontraba precedentemente su unidad. De siglo en siglo, toda esta Ley convergía hacia Él. Es Él quien, desde la «totalidad de las Escrituras», formaba ya «la única Palabra de Dios». […] En Él, los «verba multa» (las muchas palabras) de los escritores bíblicos se convierten para siempre en «Verbum unum» (la única Palabra). Sin Él, en cambio, el vínculo se rompe: de nuevo la palabra de Dios se reduce a fragmentos de «palabras humanas»; palabras múltiples, no solamente numerosas, sino múltiples por esencia y sin unidad posible, porque, como constata Hugo de San Víctor, «multi sunt sermones hominis, quia cor hominis unum non est» (numerosas son las palabras del hombre, porque el corazón del hombre no es uno). […]


Continúa…
He aquí, pues, este Verbo único. Helo aquí entre nosotros «que sale de Sión», que ha tomado carne en las entrañas de la Virgen. «Omnem Scripturae universitatem, omne verbum suum Deus in utero virginis coadunavit» (todo el conjunto de las Escrituras, todas sus palabras, Dios las reunió en las entrañas de la Virgen) […]

Helo aquí ahora, total, único, en su unidad visible. Verbo abreviado, Verbo «concentrado», no solamente en este primer sentido que Aquel que es en sí mismo inmenso e incomprensible, Aquel que es infinito en el seno del Padre se contiene en el seno de la Virgen o se reduce a las proporciones de un niño en el establo de Belén, como le gustaba decir a san Bernardo y a sus hijos, como repetían M. Olier en un himno para el Oficio de la vida interior de María, y, apenas ayer, el padre Teilhard de Chardin; pero también y al mismo tiempo, es en este sentido que el contenido múltiple de las Escrituras diseminadas a lo largo de los siglos de la espera viene por entero a amontonarse para cumplirse, es decir, unificarse, completarse, iluminarse y trascenderse en Él. Semel locutus est Deus (Dios ha pronunciado una sola palabra): Dios pronuncia una sola palabra, no sólo en sí mismo, en su eternidad sin vicisitudes, en el acto inmóvil con que genera al Verbo, como recordaba san Agustín; sino también, como enseñaba antes san Ambrosio, en el tiempo y entre los hombres, en el acto con que envía su Verbo a habitar en nuestra tierra. « Semel locutus est Deus, quando locutus in Filio est» (Dios ha pronunciado una sola palabra, cuando habló en su Hijo): porque es Él quien da sentido a todas las palabras que lo anunciaban, todo se explica en Él y solamente en Él: «Et audita sunt etiam illa quae ante audita non erant ab iis quibus locutus fuerat per prophetas» (y entonces se comprendieron también todas aquellas palabras que antes no habían entendido aquellos a los que había hablado por medio de los profetas). […]

Sí, Verbo abreviado, «abreviadísimo», «brevissimum», pero sustancial por excelencia. Verbo abreviado, pero mayor de lo que abrevia. Unidad de plenitud. Concentración de luz. La encarnación del Verbo equivale a la apertura del Libro, cuya multiplicidad exterior deja percibir la «médula» única, esta médula de la que se alimentarán los fieles. De modo que con el fiat (hágase) de María que responde al anuncio del ángel, la Palabra, hasta entonces solamente «oíble para los oídos», se vuelve «visible para los ojos, palpable para las manos, llevadera a hombros». Aún más: se vuelve «comible». Nada de las verdades antiguas, nada de los preceptos antiguos se ha perdido, sino que todo ha pasado a un estado mejor. Todas las Escrituras se reúnen en las manos de Jesús como el pan eucarístico, y trayéndolas, él trae a sí mismo en sus manos: «toda la Biblia en sustancia, para que nosotros hagamos de ella un sólo bocado…». «En varias ocasiones y con diferentes formas» Dios había distribuido a los hombres, hoja por hoja, un libro escrito, en que una Palabra única estaba escondida bajo numerosas palabras: hoy él les abre este libro, para mostrarles todas estas palabras reunidas en la Palabra única. Filius incarnatus, Verbum incarnatum, Liber maximus (Hijo encarnado, Verbo encarnado, Libro por excelencia): el pergamino del Libro es ahora su carne; lo que está escrito es su divinidad. […]

Toda la esencia de la revelación está contenida en el precepto del amor; en esta sola palabra, «toda la Ley y los Profetas». Pero este Evangelio anunciado por Jesús, esta palabra pronunciada por Él, si todo lo contiene es porque es el propio Jesús. Su obra, su doctrina, su revelación: es Él. La perfección que enseña, es la perfección que trae. Christus plenitudo legis (Cristo, plenitud de la ley). Es imposible separar su mensaje de su persona, y los que lo intentaron no tardaron mucho en caer en la tentación de traicionar el mensaje: persona y mensaje, en fin, son una sola cosa. Verbum abbreviatum, Verbum coadunatum: Verbo condensado, unificado, perfecto. Verbo vivo y vivificante. Contrariamente a las leyes del lenguaje humano, que se aclara explicándolo, este, de oscuro pasa a ser manifiesto presentándose bajo su forma abreviada: Verbo pronunciado primero «in abscondito» (ocultamente), y ahora «manifestum in carne» (manifiesto en la carne). Verbo abreviado, Verbo siempre inefable en sí mismo, y que, sin embargo, lo explica todo. […]

Las dos formas del Verbo abreviado y dilatado son inseparables. El Libro, permanece, pero al mismo tiempo pasa por entero a Jesús y para el creyente su meditación consiste en contemplar este paso. Manes y Mahoma escribieron libros. Jesús, en cambio, no escribió nada; Moisés y los demás profetas «escribieron de él». La relación entre el Libro y su Persona es por tanto lo opuesto de la relación que vemos en otros ámbitos. Así la Ley evangélica no es una «lex scripta» (ley escrita). El cristianismo, propiamente hablando, no es una «religión del Libro»: es la religión de la Palabra –pero no única ni principalmente de la Palabra bajo su forma escrita. Es la religión del Verbo, «no de un verbo escrito y mudo, sino de un Verbo encarnado y vivo». Ahora la Palabra de Dios está aquí entre nosotros, «de tal manera que se ve y se toca»: Palabra «viva y eficaz», única y personal, que unifica y sublima todas las palabras que le dan testimonio. El cristianismo no es «la religión bíblica»: es la religión de Jesucristo.

Plugin de GoogleMaps: Biblemaps

enero 10, 2007
Te presentamos un recurso muy interesante para el estudio de la Biblia: Biblemap. Se trata de un aplicación web realizada sobre el conocido programa GoogleMaps que te permite localizar rápidamente cualquier lugar que aparezca en el texto bíblico y de los que, en muchos casos, te ofrece descripción e importancia cultural o religiosa. Nos explica su funcionamiento el blog de la Brújula Verde:
“Simplemente hay que seleccionar un libro y un capítulo para obtener el texto (en ingles) e ir haciendo clic sobre los enlaces a los lugares y ciudades. Inmediatamente nos situará dicho lugar sobre el mapa con informaciones e incluso fotografías”.
Además de leer la Biblia en la web, sabrás situar cada rincón en la cartografía de google y ver con las fotos de satélite su estado actual. Una gran idea, no sólo para los estudiosos, sino incluso para el primer aprendizaje sobre el mundo bíblico. Incluye dos posibles versiones a consultar, la ESV y la KJV, y todavía está en fase beta pero con un buen funcionamiento. En el futuro se espera que incluyan más versiones y funcionalidades. La propia web Googlemaps Mania afirma que el objetivo es completar un Atlas Bíblico libre: “..The motivation for developing the site was simple. Create a free Bible atlas which harnesses Google Maps. We hope this site will be a blessing to you and possibly help make the living book of the Bible more alive in your life”.
Para consultar el texto y hacer las búsquedas: Bible Map

Teología de la inspiración y Pedro Salinas

noviembre 27, 2006
Nueva sección de post dedicados a la “poesía teológica”. Comentarios por Alvaro Pereira
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Teología de la inspiración e intimidad personal

1. Gal 2,20: “Y ya no soy yo, sino que es Cristo quien vive en mí. Y mientras vivo en esta carne, vivo de la fe en el Hijo de Dios que me amó hasta entregarse por mí.”

2. La voz a ti debida (Versos 792 a 830)

Qué alegría, vivir sintiéndose vivido.
Rendirse a la gran certidumbre, oscuramente,
de que otro ser, fuera de mí, muy lejos,
me está viviendo.
Que cuando los espejos, los espías,
azogues, almas cortas, aseguran
que estoy aquí, yo, inmóvil,
con los ojos cerrados y los labios,
negándome al amor
de la luz, de la flor y de los nombres,
la verdad trasvisible es que camino
sin mis pasos, con otros,
allá lejos, y allí
estoy besando flores, luces, hablo.
Que hay otro ser por el que miro el mundo
porque me está queriendo con sus ojos.
Que hay otra voz con la que digo cosas
no sospechadas por mi gran silencio;
y es que también me quiere con su voz.
La vida —¡qué transporte ya!—, ignorancia
de lo que son mis actos, que ella hace,
en que ella vive, doble, suya y mía.
Y cuando ella me hable
de un cielo oscuro, de un paisaje blanco,
recordaré
estrellas que no vi, que ella miraba,
y nieve que nevaba allá en su cielo.
Con la extraña delicia de acordarse
de haber tocado lo que no toqué
sino con esas manos que no alcanzo
a coger con las mías, tan distantes.
Y todo enajenado podrá el cuerpo
descansar quieto, muerto ya. Morirse
en la alta confianza
de que este vivir mío no era sólo
mi vivir: era el nuestro. Y que me vive
otro ser por detrás de la no muerte.


Pedro, SALINAS, La voz a ti debida – Razón de amor. Pedro Salinas. Edición de J.González Muela. Clásicos Castalia nº 2. Editorial Castalia, 1989.

3. ¿Cómo entender la inspiración de la Sagrada Escritura? Esta pregunta sigue siendo una cuestión abierta. La literatura ha dado excelentes metáforas en esta búsqueda teológica. Alonso Schöckel (La Palabra inspirada) compara la inspiración con la relación entre un escritor y sus personajes, que van tomando vida propia a medida que son gestados. Proponemos hoy un nuevo modelo de comprensión a través de la pluma de Pedro Salinas, poeta español de la generación del 27: la intimidad personal.

Salinas nos comunica, entre susurros, la experiencia de un enamorado que en la distancia contempla la realidad con los ojos de su amada. Se goza de vivir sintiéndose vivido. La intimidad alcanza hitos abismales. Se cifra tanto en el ser y vivir (San Pablo: “ya no soy yo, es Cristo quien vive en mí”; Pedro Salinas: “Rendirse a la gran certidumbre, oscuramente, de que otro ser, fuera de mí, muy lejos, me está viviendo.”) como en el conocer y el comunicar:

“Que hay otro ser por el que miro el mundo
porque me está queriendo con sus ojos.
Que hay otra voz con la que digo cosas
no sospechadas
por mi gran silencio;” (subrayado mío)

La intimidad es tal que la voz de uno dice las palabra del otro y los propios ojos ven lo que ve el otro. La vida se multiplica en la comunión (Benedetti tiene otra estrofita que alude a esta misma experiencia: “te quiero porque sos mi amor mi vida y mi todo y en la calle codo a codo somos mucho más que dos”). Sigue Pedro Salinas:

Morirse
en la alta confianza
de que este vivir mío no era sólo
mi vivir: era el nuestro.

¿Qué aporta la experiencia que expresa este poema a la teología de la inspiración? Aporta una nueva imagen: la del enamorado. El inspirado es un enamorado que asume la Palabra del Otro como su propia palabra. Su relación ha alcanzado una intimidad tan alta que ve con los ojos del Otro:

“Oráculo de Balaam, oráculo del varón cuyo ojo es perfecto
del que ve la visión de Saday, del que obtiene respuesta
y se le abren los ojos” (Num 24,4)

Esta experiencia del enamorado inspirado no tiene porque ser siempre dichosa. El enamorado surca diversos mares interiores. A veces está gozoso como el autor del Cantar; a veces se siente traicionado, como Oseas; y a veces incluso grita su desgarro de amor violentado, como Jeremías. Pero siempre, al expresar su hondón interior, ofrece una palabra en la que se comunica la intimidad del Otro.

Dicha experiencia de intimidad también puede ser colectiva. ¿Qué familia no se ha emocionado cuando el abuelo, patriarca de recuerdos, ha recibido un premio de reconocimiento social? El adolescente, siempre vivo, que sella en su diario nocturno las lágrimas contenidas que ha visto esa tarde en las mejillas de su abuelo, da palabra a una comunidad de íntimos y a su vez ofrece su palabra a un Otro elusivo que gestó, desde las bambalinas de la gracia, la promoción de aquel premio.

En fin, estas imágenes, todavía al nivel de la poesía, necesitan categorías teológicas: ¿alguién quiere expresarlas –a ellas que nacieron en otros y yo esposé hoy como mías– con sus propias palabras?

Programa E-Sword

noviembre 17, 2006
Hoy te presentamos el programa «e-sword». Muchos de nosotros hemos utilizado, quizá de forma habitual, el programa Bibleworks. La cantidad de versiones de la Biblia, el manejo de las fuentes, comentarios y sobre todo, su integración con el MS Word le hacían un programa único en su género. Pero le ha salido un duro competidor: el E-Sword.

El programa ha sido desarrollado por Rick Meyers y ha trabajado en él desde el año 2000. Actualmente va por su versión 7 y ya ha sido descargado 4.000.000 de veces. Asombroso, ¿eh? Te desvelamos el secreto:

– Se trata de un programa bien hecho: buena integración en windows, interfaz intuitiva y sobre todo, consume pocos recursos (bastantes menos que el Bibleworks).
– En cuanto a funcionalidades se podría decir que todavia está un escalón por debajo del Bibleworks pero en realidad nadie lo notará. Me explico: la mayoría de las funciones que le faltan al programa y que sí integra el Bibleworks son las que usan los especialistas y los que dominan lenguas bíblicas; el resto encontraremos todas las funciones en el e-sword que podremos necesitar: una cantidad ingente de versiones en todos los idiomas, comentarios bíblicos en varios idiomas (algunos de los mejores ya están formateados para este programa), mapas, diccionarios (bíblicos, teológicos, geográficos…), posibilidad de comparar versiones (mucho mejor que el Bibleworks), de busquedas avanzadas y combinaciones, agenda de estudio, lectura continuada de la Biblia (para cada día te introduce un to-do en el calendario), búsqueda en canónicos y apócrifos, libros de lectura espiritual, notas de la Biblia, soporte para fuentes hebreas y griegas (aporta un diccionario magnífico del Griego del NT y de Hebreo Bíblico)… destaca la magnífica integración en el MS word que no tiene nada que envidiarle a ningún otro programa.
– Si te parecen pocas funciones te añado, además, que detrás tiene una comunidad de desarrollo y de ayuda sin comparación a otro programa bíblico (fenómeno parecido al de Ubuntu-Linux) y que continuamente van apareciendo nuevos materiales para usar con el programa.
– Si aún no te convence: es el único programa en su género que tiene una versión mobile; es decir, que puedes acompañar tu estudio bíblico particular con la actividad que realizas en tu PocketPC (actualmente sólo está desarrollado para PocketPc. Esperemos que continuen con PalmOs, Symbian…)
– Y por fin, lo mejor: es absolutamente gratuito. Como el mismo autor dice, se trata de un don que ha recibido y lo pone al servicio de los estudiosos de la Sagrada Escritura:

«The Holy Spirit chose to give me the gift of teaching, which I have been using since 1991. It was this same time that He gave me the desire to program computers (funny how that works). Nine years later GOD combined my passion for His Word and my pleasure of programming, and e-Sword was birthed!»

Después de todas estas recomendaciones aquí van algunos links de descarga y materiales:

– Recursos Teológicos ha hecho una recopilación de todo los materiales que puedes instalar en español para el programa. Durante unos días podrás descargarla desde aquí : e-sword (ES)

– Puedes pasarte por la página oficial donde encontrarás el programa, la versión mobile y materiales varios:

Programa: http://www.e-sword.net/downloads.html
PocketPc e-sword: http://www.e-sword.net/pocketpc/index.html

En esta página puedes encontrar la mayoría de los materiales disponibles en varios idiomas:
http://www.enlacebiblico.com.ar/biblia_electronica.htm

Y aquí te dejo algunas fotos del programa para que les des un vistazo: